Il saluto del presidente

Stagione 2016-2017. Iniziata da 4 giorni. La 22° della nostra società. La 5° sotto l’egida di Città di Falconara.
Prima di iniziare ad illustrarne i programmi, mi si permetta un pizzico di autoreferenzialità.
Dovevamo durare 3 mesi, ci dicevano in quell’estate del 1995. Perché eravamo troppo giovani, perché eravamo troppo incoscienti.
Ce l’hanno ridetto in questo afoso inizio della bella stagione. Mai in faccia, ovviamente. Falconara chiude. Falconara non esiste più.
Avrebbe fatto comodo a qualcuno. Soprattutto a questo strano mondo femminile circostante. Un mondo spesso circense.
Ci sarebbe stato anche da divertirsi. Nell’ascoltare tutto ciò. Talvolta però l’ineffabile sequela di traversie personali ha reso il riso più amaro.
Ma solo un po’, solo un po’….

E’ l’estate delle novità per il Città di Falconara.
Tra rivoluzione e continuità. Con il lungo mese di luglio utile a sistemare tutti i tasselli. Presenti e mancanti.
Rivoluzione e continuità per l’aspetto societario. Via lo spirito amatoriale contrassegnante 21 anni di storia. Con le sue belle pagine, ma anche con qualche piega distorta. Dentro una mentalità aziendale. Con vecchi e nuovi personaggi nell’assetto societario.
Continuità nel settore giovanile. Si proveranno a doppiare le squadre giovanili. Non solo una formazione juniores femminile. Non solo una juniores maschile. Ma altri due team. Ce lo chiedono in tanti. Ragazzine e ragazzini. Desiderosi di vestire la maglia con falco nel cuore.
Rivoluzione nelle prime squadre.
Capitolo maschile. Si è chiuso il ciclo di Massi Neri. Dalla C2 alla C1 difesa per 3 stagioni in pianta stabile. Lo hanno scelto alcuni nostri (ex) giocatori. Preferendo altre piazze, altri lidi. Inizierà ora un nuovo percorso. Quello di Mirco Angeletti. Con vecchi e nuovi protagonisti. E nuovi giovani pronti a riproporre l’epopea della generazione ’92-‘93’-’94-’95.
Capitolo femminile. Finita l’era del CDF all in made in Marche. Per l’usura di atlete, per l’impossibilità di far collimare studio/lavoro con un impegno così gravoso. Ma non finisce il patto delle italiane. Che anzi si rafforza, che addirittura raddoppia. Con un aiuto esterofilo. Perché Falconara è ora al centro del mondo. Falconara Caput Mundi.
E’ questa la scelta della società. Puntare tutte le proprie risorse sulla formazione d’elite femminile. Ce l’ha chiesto il nostro pubblico, ce l’ha chiesto la nostra storia.
Ce l’ha chiesto quel pomeriggio d’inverno in via Stadio. Quando il palazzo dello sport del Comune di Falconara Marittima è tornato pieno come ai bei tempi. Quando quel ragazzo di cui porta il nome ne era un formidabile protagonista.
Quel giorno non è stato importante l’avversario. Quel giorno non ha contato il risultato.
Quel giorno non ce lo dimenticheremo mai. E la sua litania è dolce nella sua forsennata ripetizione.
Quel giorno Sofia ruba palla sull’out di sinistra. E la passa a Giulia. Per poi procedere sullo stesso binario col sua fare elegante e potente da maestosa pantera.
Quel giorno Giulia la scarica d’esterno a Claudia. E continua nella sua corsa. Veloce e spedita verso la porta. Immaginando nella sua testa di formidabile pc da futsal lo sviluppo dell’azione.
Quel giorno Claudia apre la falcata sulla fascia destra. I suoi proverbiali ricci s’allungano nel vento. Come la sua gamba destra per tracciare un passaggio. Deciso e forte. Da campo a campo. Perché il capitano ha il radar nei piedi. Ed il coraggio nel cuore.
Quel giorno Sofia entra per sempre nella storia dello sport falconarese. Perché tutti si ricordano solo di chi segna. Ma noi no. Noi no. Controlla di sinistro il pallone areo che le arriva potente. Ma non è solo uno stop. E’ un dribbling alla difesa avversaria spiazzata. Quando la palla ricade il fenomeno di Montegranaro la appoggia di controbalzo a Giulia. Sulla porta c’è un solo difensore. La numero 10 ha fatto qualcosa di magico.
Quel giorno Giulia ha duemila occhi sui suoi piedi. Ha i sospiri di un popolo intero soffianti sulle sue gambe portentose.
Quel giorno Giulia riceve il pallone magico e lo controlla. Non è più la pluri campionessa d’Italia e la super decana della Nazionale Italiana. E’ solo una bambina timida con la palla tra i piedi.
Quel giorno Giulia mette la sfera sotto le gambe dell’ultimo difensore. Gonfiando la rete della porta vicina alla ferrovia del palasport Gianfranco Badiali di via Stadio del Quartiere Stadio di Falconara Marittima.
Quel giorno c’è un boato. Assordante. Epico. Unico. Mastodontico.
Quel giorno Falconara è tornata a vincere. E’ tornata a vivere.
Ha vinto chi non s’è né andato, come noi, continuando a fare sport. Non importa come. Non importa con chi.
Ha vinto chi era al balcone dei gelati e sognava un giorno il palas pieno e lo scudo in palio.
Ha vinto chi è tornato, quasi per caso, per provare a vivere una nuova avventura. A casa sua.
Hanno vinto quelle ragazze che tra tante difficoltà non hanno mai mollato un centimetro.
Ha vinto la città dai cento problemi, dalle mille contraddizioni. La città che rimpiange sempre quello che era. E non prova a farlo tornare più.
Ha vinto questa città. Per una volta ancora unita.
Ha vinto il suo palazzo dello sport. Per anni sempre quasi vuoto, per decenni un gigante con i propri pezzi sempre più in disordine. Ed ora scosso da nuovo vigore. Ed ora mossa a nuova vita.
Quel giorno quel brivido è per sempre dentro di noi.
E non puoi spegnerlo, proprio non puoi.
Un saluto a chi ha vestito la nostra maglia e ha deciso di andarsene. Dirigente o giocatore che sia. Grazie per tutto quello che avete fatto per noi.
Un bentornato e un benvenuto a chi ha già deciso di indossare la maglia del Città di Falconara..
Da domani questo spazio sarà dedicato a voi. Uno/una alla volta. Giorno per giorno. Con uno stop per la serata dell’11 luglio.
Per dare un bentornato o un benvenuto a chi avrà ancora voglia di far rivivere quel brivido.
Lungo tutta la storia del Città di Falconara.
La squadra che non può perdere, la società che non più chiudere, la città che può ancora sognare.
Ancora. E ancora.
Fino alla gloria.
‪#‎falconaracaputmundi‬